Morago con il poeta Andrea Zanzotto
Morago frequenta l’Accademia a Venezia dove studia i grandi Maestri del passato ed i contemporanei..
Sono anni vissuti di corsa, tra la lucentezza Pop, solitudini, i grattacieli e le baracche del dopoguerra, la noia, e l’immortalità dei suoi colori stesi con velocità, sovrapposti a velature e mai mischiati perchè nella mia pittura non c'è trucco. Lui è un artista che parla fitto, ispirato.
Sempre vivendo in un perpetuo specchio. Che non prevede sonno o notte. E ci sono testimonianze forti scavando nel suo archivio privato: una montagna di cassette, monologhi, per lo più notturni, racconti, interferenze con la sua vita immaginaria e con il suo sguardo. Ha viaggiato underground. Poi è emerso.
Ora raccontiamo la sua diagonale di smarrimenti esistenziali e certezze d’artista, sempre assediato da troppa insofferenza e fretta. Però anche capace di astrarsi così tanto dal mondo da raccontarlo in una striscia di colore. Ha attraversato le contraddizioni del nostro tempo drammatico, doloroso ed esaltante interpretandone lo spirito.
L’arte-azione, cultura, etica. Lo spazio dell’arte come esperimento, progetto. Come un sismografo e una stella cometa che scende dal piedestallo della forma ed entra nella vita, strutturando, ovvero agendo, scuotendo il tempo, costringendolo a misurarsi con la carne viva del presente. Per il suo fare Arte, attinse fin dall’inizio turbini e flussi, disordini e fughe da Tintoretto, da Rembrandt, da Goya. Così Morago ci consegna immagini "strutture della coscienza operante" come scrive Sartre. Nella sua ricerca artistica, che inizialmente muove verso il figurativo e solo più tardi si sviluppa in un post-informale ricco di suggestioni coloristiche, tipiche della matrice veneziana, Morago stratifica esperienze, viaggi, visioni, umori e sensazioni allarmate, di questa società allucinata. Viaggia molto: è fondamentale uscire dall’Italia e frequentare altri Artisti e con loro confrontarsi. Morago sostiene che l’Artista è l’eccentrico, colui che vive vicino al limite, ma deve ritessere i fili che lo legano al centro per ricondurre alle sedi umane la sua esperienza fatta nel "deserto". Sperimenta molte tecniche: l’affresco, la grafica, la gouache e l’ olio su tela, che usa abitualmente da molti anni.
Nel 1980 Morago ha esposto al Salons des Nations di Parigi e successivamente alla Casa del Palladio di Vicenza. Nel 1989 espone a Cà dei Carraresi a Treviso. Nel 1994 ha preso parte con vari bozzetti al concorso CEE per l’inserimento di opere d’arte nel nuovo palazzo del Consiglio d’Europa a Bruxelles. In quell’occasione tra oltre mille e cinquecento artisti italiani, Morago viene scelto dai critici dei Paesi della Comunità Europea, quale “ unico pittore a rappresentare il suo Paese” ed eccezionalmente gli sono state commissionate opere di grandi dimensioni ove ha rivelato il suo grande talento.
Ha già esposto in prestigiose sedi internazionali come alla Fondazione Cini a Venezia in occasione della mostra-seminario Art: Tolerance and Intolerance. Con gli artisti Cesar, Vedova e Kabakov, organizzata dall’ UNESCO di Parigi nel 1996, all’ Herbert von Karajan Centrum di Vienna (1998) e alla Fondazione Prince Pierre di Montecarlo (Salon d’Hiver), ospite della Principessa Carolina di Monaco, sempre nel 1998, alla Pinacoteca A. Martini di Oderzo/Treviso (1999), al Musèe d’Art Moderne/ Réfectoire des Jacobins a Toulouse ( 2000) e a Villa Merkel/ Galerie der Stadt in Esslingen, nel 2000, al Santa Apollonia Museum a Venezia e al Centre d’Art et de Culture de Marne a Paris nel 2002, all’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo(2005) nonché all’Expo Universale ad Aichi su selezione del Ministero degli Esteri Italiano. L’anno dopo, all’Istituto Italiano di Cultura in Londra e in una personale alla storica galleria Austin-Desmond Fine Art di Londra , alla Fondazione GB Cima di Conegliano, alla Galleria D’Arte Moderna GAMCO (Oderzo –Treviso) e alla Fondazione FiArt di Madrid (2009), alla Kafkart di Messina nel 2012, dove Morago ha ricevuto il Premio della Città: il Messeion che viene concesso ad una sola personalità, una volta all’anno. Nel 2013 alla Pinacoteca GACMA di Cappella M.re di Treviso, e nel 2016 al MuPa Museum di Boccafossa Venezia. Nel 2008 inoltre, a Londra, ha ricevuta da Richard Shiff la “nomination” al Soverein European Art Prize; nel 2015 poi Morago ottiene a Venezia il Premio Vivarini come “pittore dell’anno”.
Opere del Maestro sono presenti al Ministero degli Esteri a Roma, all’Ambasciata NATO e alla sede UE a Bruxelles, all’OCSE di Parigi e in numerose collezioni private come quella di John P. Kennedy, della Principessa Elisabeth von Hessen e nella Collezione Mannessmann a Monaco…ecc.
Numerose poi le mostre personali nelle gallerie e le presenze alle principali fiere d’arte contemporanea.
Negli ultimi vent’anni, Morago ha esposto a : Roma , Vienna, Francoforte, Trento, Atlanta, Stoccarda, Hannover, Ravenna, Bologna, Milano, Colonia, Esslingen, Firenze, Toronto, Udine, Lione, Wuppertal, Gand, Trieste, Parigi, Miami, Venezia, Salisburgo, Berlino, Westport/ New York, Ginevra, Verona, Reggio Emilia, Tokyo, Madrid, Bari, Londra , Genova, Arezzo, Bolzano, Karlsruhe, Dombirn, Messina, S. Diego (LaJolla)/California, Amburgo, Mulhouse, San Paolo del Brasile, ecc.
Morago, nel 2016 ha donato alla Comunità di Fontanelle – dove è nato – trenta lavori ora fruibili al pubblico.
Nell’estate 2012,all’Accademia di Belle Arti di Venezia, si è discussa la Tesi di Laurea sull’opera di Morago – curatore Piergiorgio Del Ben – relatore il prof. Franco Tagliapietra. Nel giugno 2008, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha insignito Morago del titolo di “Commendatore al Merito della Repubblica” per gli alti risultati artistici del suo lavoro, apprezzato in Italia e all’estero.
Il 18 maggio 2016, a Sao Paulo – Brasil viene consegnato a Morago il premio “Paul Harris” a cura del Rotary di Sao Paulo per la sensibilità e fattiva disponibilità dell’Artista verso i più bisognosi di quel Paese.
Morago, nato a Fontanelle, in una povera, vecchia casa di legno in riva al fiume, bassa, tra il verde intenso della terra trevigiana, continua ad amare la natura, a viverci in mezzo e lavorarci.